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Subprime: La strana solidità delle banche italiane

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Martedì 04 Dicembre 2007 15:57
«Adda passà a nuttata», recitava Edoardo De Filippo in Napoli milionaria. Nel sistema bancario internazionale «a nuttata» non è ancora passata. Anzi, la bufera dei subprime è ancora in pieno corso e secondo i banchieri d'affari più accreditati dalla comunità finanziaria internazionale non si tratta di una crisi a macchia di leopardo che coinvolge soltanto alcuni santuari del denaro come Citigroup o Merril Linch. Ma, come si bisbiglia ormai da mesi nelle più importanti istituzioni economiche internazionali, il virus dei subprime ha colpito indistintamente tutte le banche d'investimento e la zavorra non si sa quando si esaurirà.
Una volta tanto l'Italia non è il fanalino di coda della crisi finanziaria che sta dilagando a Wall Street e nel cuore della city londinese. Le trimestrali sono appena finite e dai primi dati emerge un sistema bancario ben più solido di quello americano o inglese. I margini d'interesse sono cresciuti dell'8%, i ricavi sono andati per il verso giusto e non si sono vste grandi svalutazioni, come sta avvendendo nelle banche statunitensi e inglesi. Se non fosse per i pessimi risultati del risparmio gestito e in particolare per il brutto andamento dei fondi d'investimento, si potrebbe dire ch le banche italiane la «nuttata» ce l'hanno già alle spalle.
Come mai il sistema bancario italiano è stato risparmiato dalla bufera? Paradossalmente il tradizionale conservatorismo delle banche italiane nel dare credito a chi il denaro già non ce l'ha è diventato il punto di forza. Negli ultimi dieci anni le maglie del credito al consumo e per i mutui si erano allargate ma le percentuali parlano chiaro: in Italia l'indebitamento delle famiglie per i mutui viagga sul 45-47% del reddito disponibile, negli Stati Uniti si avvicina al 130%. E in Gran Bretagna viaggia verso il 150%. Vi è poi una caratteristica tutta italiana del sistema bancario di casa nostra: le banche italiane oltre ad avere una base di capitale superiore alla media, raccolgono denaro attraverso la clientela e non hanno bisogno di rivolgersi ai sofisticati e insidiosi mercati finanziari complessi.
Quindi si potrebbe dire che è la poca modernità e aggressività del nostro capitalismo finanziario che ha salvato le banche italiane. Ci abbiamo tentato a imitare gli amricani e gli inglesi ma per fortuna nn ci siamo riusciti. Questo paradosso ne produrrà un altro: da questo momento in poi per i subprime italiani il credito al consumo e quello per i mutui si farà ancora più difficile. Le banche italane sono diffidenti e finiranno, come avveniva un tempo per dare quattrini a chi ce li ha già.