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Banche d?Italia, il primato di Intesa

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Martedì 11 Dicembre 2007 10:06

La classifica per numero di sportelli. Nove regioni al gruppo guidato da Passera e Bazoli. Unicredit presidia il centro-Sud

A voler essere pignoli si può dire che il risiko bancario stia per girare la boa del ventennale. Le prime acquisizioni destinate a cambiare la struttura del sistema del credito risalgono infatti, grosso modo a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta quando la Cassa di Roma, guidata dal duo Pellegrino Capaldo Cesare Geronzi, intaccò il gruppo delle banche dell’Iri acquisendo il Santo Spirito prima e il Banco di Roma dopo. Da allora privatizzazioni e fusioni si sono susseguite non risparmiando colpi di scena e scandali. Ma sono le alleanze strette negli ultimi due anni, forse quelle definitive nel medio se non nel lungo termine, ad aver cambiato più in profondità l’assetto del sistema. Basta guardare la cartina per accorgersene. La nuova mappa della presenza territoriale delle banche, che segnala chi è primo regione per regione, evidenzia infatti il predominio dei due maggiori gruppi laddove prima c’era una frammentazione.

A dimostrazione, se si vuole, dell’efficacia industriale delle operazioni di integrazione.
Fanno eccezione solo tre regioni: la Liguria, dove resta in testa il gruppo Carige con 250 sportelli; le Marche con il gruppo Banca delle Marche (242 sportelli); e la Toscana dove regna incontrastato, con 609 sportelli, il Montepaschi.
Fuori quota la Sardegna, dove domina la Popolare dell’Emilia, in forza soprattutto del controllo sul banco di Sicilia. Da notare che, se lo si considera come competitore unico, il sistema delle banche di credito cooperativo prevale in due regioni, il Friuli Venezia Giulia e il Trentino Alto Adige.
Il criterio utilizzato per la mappatura è quello, regione per regione, del numero degli sportelli, indicatore significativo della raccolta.
Banche dominanti
La fusione tra Intesa e Sanpaolo Imi, che recentemente ha preso in squadra anche la Cassa di Firenze, ha sbaragliato i vecchi posizionamenti. La rete del primo, eredità della diffusione nazionale della vecchia Comit e dei forti insediamenti regionali della Cariplo, si è unita a quella del gruppo torinese radicato nel Piemonte e per acquisizioni intermedie nel centro Sud. Con il risultato di avere il maggior numero di sportelli in ben otto regioni. E cioè spodestando anche l’Unicredit dal trono del Piemonte.
Il gruppo guidato da Alessandro Profumo ha però riguadagnato terreno prendendo il comando in cinque regioni, grazie all’integrazione con Capitalia e con i suoi sportelli fortemente radicati in Lazio, Molise e Sicilia. Unicredit, al secondo posto in Italia in questa mappatura regionale, si rifà del resto all’estero dove precede Intesa Sanpaolo e nella classifica generale misurata sul totale dell’attivo (prodotto in Italia e all’estero), dov’è primo.
Il Monte dei Paschi domina territorialmente solo in una regione, la Toscana: anche se, grazie all’acquisizione di Antonveneta, ha aumentato la presenza, seppure non preminente, nelle regioni del Nord Est e ha preso il terzo posto nella classifica generale del credito, sia per quel che riguarda l’Italia intera sia per quella sul totale dell’attivo prodotto.
I fortini indipendenti
A ben guardare, su un totale di 793 banche operanti in Italia — se si escludono le banche di credito cooperativo, le filiali di banche estere e gli istituti posseduti da gruppi — le «indipendenti» sono 139, precisamente 72 capogruppo e 67 banche. Le dimensioni ovviamente variano ed anche la loro presenza sul territorio.
Ai primi venti posti della classifica del mercato italiano, figurano solo gruppi con Ubi, Banco Popolare, Bnl, Popolare dell’Emilia, Popolare di Milano e Credem che seguono nell’ordine le prime tre (Unicredit, Intesa Sanpaolo e Mps). Mentre le banche singole acquistano peso solo sul territorio. È il caso delle Casse di risparmio piemontesi — Bra, Fossano, Saluzzo e Savignano — o della Banca del Fucino nel Lazio, o della Popolare di Spoleto in Umbria rimasta, per esempio, l’unico fortino in un territorio dominato da Intesa Sanpaolo e Unicredit.
In realtà la Popolare di Spoleto, prima popolare trasformata in spa, si muove come molte altre piccole, nel sistema di un grande gruppo. Mps ne possiede infatti il 25% del capitale, diventando così, quanto meno per l’offerta di prodotti allo sportello,il terzo gruppo presente nella regione.
«Le grandi concentrazioni hanno lasciato spazio alle piccole indipendenti. Basti pensare che noi siamo il principale e forse unico interlocutore delle imprese medio-piccole dell’Umbria», dice Alfredo Pallini, direttore generale Popolare di Spoleto e responsabile dell’Abi regionale.
Il caso Poste
Fanno banca ma non sono banca a tutti gli effeti. Rispettano le regole della Mifid, ma non quelle di Basilea 2, raccolgono denaro ma sono intermediari sul fronte dei prestiti. Insomma, c’è grande attesa per una legge che trasformi le Poste in un istituto di credito a tutti gli effetti. Rispondendo così ai desiderata degli stessi vertici della società ma più ancora delle banche e della Banca d’Italia che vorrebbero regole uguali per tutti gli attori del sistema creditizio.
Ebbene, se si potessero già considerare banca, le Poste ribalterebbero la mappatura basata sugli sportelli e sul numero di clienti. La società guidata da Massimo Sarmi che ha il picco della presenza (1.982 sportelli) in Lombardia, avrebbe la bandierina del primati in tutte le regioni. Compresa, seppur con margine stretto, la Sardegna dove c’è la massima concentrazione degli sportelli in capo ad un unico gruppo.
Fonte : http://corriere.it